30.9.18

#bookprideGenova


Sta per iniziare l'ultimo di tre giorni intensi al Book Pride di Genova, nella splendida cornice di Palazzo Ducale. È sempre emozionante osservare i lettori che si spostano tra gli stand, soffermandosi a leggere i titoli dei libri e ad ammirarne le copertine: in alcuni momenti sembrano muoversi con un unico corpo, una lunga onda silenziosa e gentile. Mi piace seguirne il movimento, le scie, gli stop improvvisi quando un libro li attrae in modo particolare. E, quando una persona si ferma e indirizza l'attenzione su uno dei miei libri, il mio cuore accelera il battito e il mio pensiero viaggia alla velocità della luce chiedendosi quale particolare l'abbia colpita e se quel piccolo assaggio del mio mondo le farà provare il desiderio di approfondire, di entrare a farne parte e compiere un pezzetto del suo cammino con me. Perché, se la scrittura prende vita tra le pieghe del nostro intimo, è altrettanto vero il nostro bisogno di condividere una storia che abbiamo amato scrivere, così come sapere che quel racconto possa entrare anche nel cuore del lettore e lasciare un segno del suo passaggio. Ci sono volte in cui l'emozione è così forte da farmi ammutolire e restare lì, immobile, a osservare chi, in quel momento, sfoglia il libro, legge la quarta di copertina, poi lo gira nuovamente e guarda ancora una volta la copertina, il titolo, il mio nome impresso sulla pagina. E io, che non riesco a vedermi nei panni di autrice, mi lascio sopraffare dallo stupore... vorrei dire a quella persona che mi ha regalato attimi meravigliosi dedicandomi anche solo un piccolo attimo del suo tempo e sono felice se c'è stato un dettaglio che l'ha spinta a fermarsi proprio lì, di fronte a un pezzo importante della mia vita. Vorrei stringerle la mano, ringraziare per la preziosità di un momento che porterò con me per sempre. Ma le parole se ne stanno ferme in gola e si esprimono solo in un sorriso... 




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