20.7.17

Incontri

A chi non è capitato di sentirsi infastidito dalle richieste di elemosina che si ricevono con assiduità e in ogni angolo delle strade? In questi casi ci si può allontanare allungando il passo, fingendo di non vedere, oppure ‒ a volte con un po’ di stizza, altre con piacere ‒ possiamo decidere di rallentare un momento la nostra corsa e assecondare la supplica che ci viene rivolta.
Se però accade che abbiate un’attività commerciale, le cose cambiano e siete costretti a prendere una posizione chiara. Questo è quanto ho vissuto per tanti anni svolgendo la mia piccola attività in un paesino del litorale che, durante il periodo estivo, si popolava di turisti ma anche di molte anime in cerca di un modo per sbarcare il lunario. Voi potreste dirmi, come erano soliti fare i miei clienti e come anch’io ho ripetuto più volte a me stessa, che molte di queste persone vivono di espedienti e approfittano del nostro buon cuore. E, be’, ne avreste tutte le ragioni!
Durante un’estate di parecchi anni fa era diventato quasi impossibile terminare una giornata lavorativa senza che un numero imprecisato di persone si rivolgesse a me, come agli altri miei colleghi, per un aiuto. Devo confessare che mi sentivo abbastanza frustrata, nonché stufa di aprire continuamente la cassa per accontentare le loro pressanti richieste accorate. Quell'anno in particolare, a causa della mia incapacità di negare un aiuto, avevo subito un furto durante il quale mi avevano rubato il portafoglio. Sempre negli stessi giorni, dei ladri si erano introdotti in casa mia facendo man bassa di tutto quanto erano riusciti a trovare.
Inutile negare la collera che imperversava nel mio animo… non avrei più dato un centesimo a nessuno e avrei scacciato chiunque avesse manifestato tale richiesta. Mantenni la promessa fatta a me stessa con impegno e testardaggine. Poi, un giorno, accadde qualcosa di inaspettato. Un giovane indiano si presentò sulla porta del negozio. Lo guardai distrattamente, consapevole che avrei potuto anticiparne le parole, e mi preparai al consueto scambio di battute:
«Puoi aiutarmi, per favore? Ho fame».
«Non ho soldi da darti… posso andare a comprarti un panino e dell’acqua».
«No… dammi i soldi, ci penso da solo a comprare da mangiare».
«Mi dispiace… in questo caso non posso aiutarti. Non insistere, non ti darò soldi».
 Quando alzai lo sguardo, però, e intercettai quello del ragazzo, notai qualcosa di diverso che mi spinse a dargli una possibilità. Lui mi guardava in silenzio, aspettando che fossi io la prima a parlare. E così feci, domandandogli di cosa avesse bisogno. La sua risposta arrivò, seppur esitante: «Ho freddo…».
Rimasi senza parole e la rabbia accumulata negli ultimi tempi si sciolse dentro di me. Presi un maglione di un bell’azzurro cielo da uno scaffale e lo diedi a quel giovane dall'aria triste.

Non saprò mai se stesse dicendo la verità o se quello fosse solo un espediente per abbindolarmi. Sono certa, però, che l’incontro di quel giorno ha cambiato qualcosa dentro di me: ho capito che sono le nostre intenzioni a fare la differenza e che, a volte, uno sguardo più attento, ci può svelare l’umanità degli altri. Poco importa quel che accadrà dopo, come verrà usata la minuscola porzione di gentilezza donata. Ciò che conta davvero è saper trovare quella parte dentro il nostro animo, perché, ogni volta, rende possibile proprio a noi di crescere più ricchi, luminosi e felici. 



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