A chi non è capitato di sentirsi
infastidito dalle richieste di elemosina che si ricevono con assiduità e in
ogni angolo delle strade? In questi casi ci si può allontanare allungando il
passo, fingendo di non vedere, oppure ‒ a volte con un po’ di stizza, altre con
piacere ‒ possiamo decidere di rallentare un momento la nostra corsa e
assecondare la supplica che ci viene rivolta.
Se però accade che abbiate
un’attività commerciale, le cose cambiano e siete costretti a prendere una
posizione chiara. Questo è quanto ho vissuto per tanti anni svolgendo la mia
piccola attività in un paesino del litorale che, durante il periodo estivo, si
popolava di turisti ma anche di molte anime in cerca di un modo per sbarcare il
lunario. Voi potreste dirmi, come erano soliti fare i miei clienti e come
anch’io ho ripetuto più volte a me stessa, che molte di queste persone vivono
di espedienti e approfittano del nostro buon cuore. E, be’, ne avreste tutte le ragioni!
Durante un’estate di parecchi anni
fa era diventato quasi impossibile terminare una giornata lavorativa senza che
un numero imprecisato di persone si rivolgesse a me, come agli altri miei
colleghi, per un aiuto. Devo confessare che mi sentivo abbastanza frustrata,
nonché stufa di aprire continuamente la cassa per accontentare le loro
pressanti richieste accorate. Quell'anno in particolare, a causa della mia
incapacità di negare un aiuto, avevo subito un furto durante il quale mi
avevano rubato il portafoglio. Sempre negli stessi giorni, dei ladri si erano
introdotti in casa mia facendo man bassa di tutto quanto erano riusciti a
trovare.
Inutile negare la collera che
imperversava nel mio animo… non avrei più dato un centesimo a nessuno e avrei
scacciato chiunque avesse manifestato tale richiesta. Mantenni la promessa
fatta a me stessa con impegno e testardaggine. Poi, un giorno, accadde qualcosa
di inaspettato. Un giovane indiano si presentò sulla porta del negozio. Lo
guardai distrattamente, consapevole che avrei potuto anticiparne le parole, e
mi preparai al consueto scambio di battute:
«Puoi aiutarmi, per favore? Ho fame».
«Non ho soldi da darti… posso andare a comprarti un panino e
dell’acqua».
«No… dammi i soldi, ci penso da solo a comprare da mangiare».
«Mi dispiace… in questo caso non posso aiutarti. Non insistere, non ti
darò soldi».
Quando alzai lo sguardo, però, e intercettai
quello del ragazzo, notai qualcosa di diverso che mi spinse a dargli una
possibilità. Lui mi guardava in silenzio, aspettando che fossi io la prima a
parlare. E così feci, domandandogli di cosa avesse bisogno. La sua risposta
arrivò, seppur esitante: «Ho freddo…».
Rimasi senza parole e la rabbia
accumulata negli ultimi tempi si sciolse dentro di me. Presi un maglione di un
bell’azzurro cielo da uno scaffale e lo diedi a quel giovane dall'aria triste.
Non saprò mai se stesse dicendo
la verità o se quello fosse solo un espediente per abbindolarmi. Sono certa,
però, che l’incontro di quel giorno ha cambiato qualcosa dentro di me: ho
capito che sono le nostre intenzioni a fare la differenza e che, a volte, uno
sguardo più attento, ci può svelare l’umanità degli altri. Poco importa quel
che accadrà dopo, come verrà usata la minuscola porzione di gentilezza donata. Ciò
che conta davvero è saper trovare quella parte dentro il nostro animo, perché,
ogni volta, rende possibile proprio a noi di crescere più ricchi, luminosi e
felici.
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